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I COLORI DEL NERO

Tutto è nato in me dall’incontro con Giancarlo Giordano e con la sua pittura. A questa vera e propria nascita devo tuttavia congiungere una sorta di concepimento che mi si è manifestato il giorno in cui visitai al manicomio di Racconigi la mostra di Ugo Giletta, sulla cui opera avevo scritto un testo che qui raccolgo. L’effetto che me ne venne fu di un vero e proprio shock, reso tuttavia provvidenziale dalla straziata bellezza di quella mostra che non poteva essere più opportuna, più adeguatamente ambientata.

Il mio incontro, quindi, con il manicomio di Racconigi è venuto da due occasioni d’arte. Per il resto potrei solo e semplicemente ricordare le vaghe allusioni che mi accadeva bambino di udire dai miei compaesani (la mia infanzia e la mia adolescenza le ho trascorse a Pancalieri, a pochi chilometri da Racconigi) quando volevano indicare — con ironia troppo spesso spietata — un comportamento balzano, una “diversità” allarmante o anche semplicemente estrosa. Senza che una vera traccia sia di fatto rimasta incisa nella mia coscienza, e — oggi — nella mia volontà di capire.

IL VILLAGGIO DEI RITORNI

Radicamento e dispersione, residenza e fuga, il restare e l’andare, qualche volta — raro — il tornare, tutto in alcuni scatti di un luogo che li rappresenta tutti.

Luoghi abbandonati in cerca di una vita migliore, luoghi incastonati in un’età che si è consumata: consumata dal tempo “edace”, mordace come il cane di cui si dava avviso ai portoni antichi.

Qui parlano le lacrime delle case e delle cose, la pietra che le stagioni e i climi aggrediscono, le lose che scricchiolano come le giunture dei vecchi, gli infissi scardinati, i vetri rotti, la polvere che invade gli ambienti e gli oggetti, i segnali di una diaspora, o meglio ancora di un esodo biblico.



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