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Hans Jonas e il mito Tra orizzonte trascendentale di senso e apertura alla trascendenza

di Claudio Bonaldi
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Qual è la funzione, lo statuto del mito
nella riflessione filosofica di Hans
Jonas? Perché egli scrive un racconto
mitico, poi raccolto nella sua versione definitiva ne Il concetto di Dio dopo Auschwitz? Rispondere
a tali questioni significa non solo approfondire i suoi studi
di storia e fenomenologia della religione – dalle indagini
sullo gnosticismo e su Agostino e Paolo, sviluppate sotto la
guida di Heidegger e Bultmann, ai diversi contributi in questo
ambito (anche inediti), elaborati lungo tutta la sua vita
–, ma comporta anche un’interpretazione complessiva della
sua proposta filosofica dalla filosofia della natura fino all’etica
della responsabilità. Nel linguaggio mitico-simbolico si articola
il rapporto tra funzione trascendentale e trascendente,
tra delineazione di un orizzonte storico-spirituale di senso,
nelle “immagini” di uomo, mondo e Dio che lo costituiscono e
apertura a una dimensione di trascendenza divina. Proprio in
questa forma di oggettivazione trovano espressione le opzioni
metafisiche di fondo che guidano il suo pensiero, l’intenzione
autentica che anima il suo filosofare: al “principio gnostico”,
anticosmico e demondizzante Jonas oppone il “principio
responsabilità” come cura e partecipazione al mondo, luogo
autentico di realizzazione della libertà umana.

ISBN:

9788886960922

Anno:

2007

Numero di Pagine:

336

Catalogo:

Collana: Collana Studi umanistici UPO - Filosofia

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